CANDIDATI? A RUDO

Posted: 17 febbraio 2012 in Senza categoria

Parma fiocca di candidati, ce ne sono così tanti che sembra un’infezione da funghi. Bernazzoli fa il brillante, è l’asso messo lì dai vertici che non han più briscole. Dall’Olio collaborerà col PD, certo, ma per il PD Dall’Olio è solo, solo, uno scampato pericolo. Anche la Guarnieri dice che son troppi candidati: se ti proponevi prima almeno la messa in piega era buona per qualcosa. Guarda Simone Rossi: lui va vanti lo stesso, con “iMille”, forse pensando in lire e al bicentenario verdiano del 2013 (a proposito: cambiategli foto che altrimenti è sempre quella da trafficante che gira, cazzo). C’è Roberta Roberti, persona che stimo e ammiro, “Siamo l’alternativa a Bernazzoli“: che è come una squadra che dalla B sale in A e al debutto dice “Lottiamo per la salvezza“, vorrei votare qualcuno perchè è qualcuno, non perchè alternativa di qualcosa. C’è Ghiretti, stimato manager, che ha dato 250.000 euro per il Giro d’Italia l’anno scorso per la tappa che partiva da Alba con arrivo al tramonto di Parma, un grande manager. C’è Priamo Bocchi, candidato de La Destra, un nome di partito che sembra una pugnetta. C’è Elvio Ubaldi, l’uomo che ha riscritto la storia dello skyline di Parma e gli ha fatto dare il colpo di grazia con Vignali. C’è l’ex vice sindaco Buzzi, uscito trionfale dal congresso del PdL locale (se stavano tutti dentro invece di uscire…), che solleva i flute con della roba come Villani e Moine, che son due medici, che invece di contribuire alla malasanità si son dedicati alla politica. C’è la Spaggiari del PCL, di cui gira una foto talmente scollata che non sai se mettere la preferenza lì o nella fessura dell’urna. Ci potrebbe essere Sgarbi, ma se fosse eletto potrebbe dimettersi per infiltrazione di se stesso. Ci sono ex assessori della peggior giunta di sempre che stanno scaldando il culo per sedersi a fianco del proprio candidato di riferimento. Salvo pochissimi, è una invasione di replicanti, riciclanti, recalcitranti. Sempre lì.
Quanto a me io voto M5S, il mio candidato è Pizzarotti, due piccioni con una fava: il suo non è un partito politico e con quel nome lì non ha nulla a che fare con quell’altro là.  Spero.

Il parroco dice messa. Più che dirla ripete a memoria. Su di lui pesa l’aggravante di una voce cavernicola, afona, una nenia. Come se non bastasse è un armadio, un sarcofago in abito talare. Sta celebrando un funerale che peggiora con il passare dei minuti. Davanti a lui, in prima fila, inconsolabile, il figlio della defunta. Siamo a Fontanellato, in provincia di Parma. Il prete celebra una liturgia del dolore e ci dà giù di vanga nelle ferite dei familiari, lo fa senza alcuna sensibilità, è un disco rotto che salta, procede per inerzia. Non una parola che sia una, una improvvisazione fuori dal copione retorico e patetico del prete che evidentemente è tagliato per fare altro, non certo per consolare. Di fatto va avanti a testa bassa rimescolando il dolore, celebrandolo e rinnovandolo. A poco, a nulla serve tirare in ballo pezzi grossi come Dio, la vita eterna, la Madonna per lenire con la promessa che un giorno ci ritroveremo tutti (pure questo prete? Campa cavallo!). Dalla navata laterale assisto alla squallida assenza, che vuol dire indifferenza, di questo elemento religioso: ripete messa con slancio che addormenta i muri. Il Cristo in croce, sospeso alle sue spalle, se potesse schiodarsi…
Io osservo e odio: odio questo prete e odio ciò che rappresenta: una distanza tra ciò che dice e ciò che dovrebbe fare, tra ciò che predica e quel che non razzola, tra il suo altare e la gente comune: tra lui e noi un vuoto pieno dell’indifferenza verso il prossimo. Se questa è la Chiesa (poiché non si tratta di un caso isolato) allora belli gli affreschi, la cupola e il campanone, ma non si scegliesse mediatori in playback. La liturgia del dolore prosegue sempre più verso un inferno di banalità, buono solo a rendere anonimo chi non è più tra noi: stando alla pesantezza di questo prete nella bara potrebbe esservi chiunque, ma non lui (peccato, avrebbe avuto un ruolo da protagonista). A spezzare questo drammatico precipitare ci pensa la poesia letta da un amico della donna scomparsa, con lei attore nella stessa compagnia dialettale. La poesia in dialetto ridà senso e vita alla memoria, esalta le virtù umane della donna e compie il miracolo: il dolore alimentato dal parroco si dissolve come d’incanto, infranto dall’applauso liberatore e salvifico, affettuoso e umano dei presenti. A salvarci tutti da questo brutto modo di dare l’ultimo saluto è un lampo umanistico, che Dio, colto da un attacco narcolettico, aveva omesso. E dato il celebrante come dargli torto?
Che si debba morire mi sta anche bene, ma che a benedirti ci sia chi è meno vivo di te mi pare troppo.

3 marzo 2012 – ore 21,00
Villa Camperio, Villasanta (MB) 

spettacolo di narrazione a fumetti

atto unico
di e con
Gianluca Foglia “Fogliazza”
durata: 60 minuti
musiche originali Emanuele Cappa
chitarra Emanuele Cappa
voice off  Gemma Bigi

info e prenotazioni 
Nicola Casalini
tel e fax. +39 0522 383527
mobile +39 342 3335756
+39 338 8592031
nicola.casalini@tacadancer.com
http://www.sheherazade.it/

Che quest’anno sia il 90° delle Barricate del 1922 poco importa. Ho sempre detestato i comandamenti da calendario, trasformano la coscienza in obbedienza ottusa, generano una reazione inversa all’auspicio di chi edifica monumenti.

Ho deciso di raccontare le Barricate dell’agosto 1922 perchè ho letto “Mio nonno era un ciliegio“, titolo che quando lo pronunci susciti l’impressione di fare un indovinello. Ma il libro esiste ed è una meraviglia. E’ indicato per un’età dagli 8 anni in su. Racconta con la disarmante semplicità di un bambino temi che riguardano ognuno di noi, l’importanza di cogliere il tempo adesso prima che questo si esaurisca e lasci spazio al rimpianto. Ecco perchè ho deciso che racconterò le Barricate, perchè è una storia sfocata come il Picelli disegnato sopra, è meno di un ricordo lontano e confuso, è un naufrago che sprofonda sempre più nell’abisso dei calendari. Però intendo raccontare quel fatto, unico in Italia, attraverso gli occhi di un ragazzino, che relmente prese parte a quella straordinaria lotta di popolo: non fu Parma che respinse i fascisti guidati da Italo Balbo, fu il popolo dell’Oltretorrente, che negli anni seppe trasformare l’ignoranza della miseria in diritto a ribellarsi, seppe trasformare la protesta di pancia in consapevolezza civile. E a guidare quelle barricate fu Guido Picelli e gli Arditi del Popolo.

Un’incredibile storia di indignazione popolare che somiglia in modo drammatico e affascinante ai nostri giorni.

Mi accompagnerà Emanuele Cappa con la sua chitarra, disegnerò dal vivo i personaggi di questa storia splendida e fiera. Lo farò presto, cercherò di farlo bene, cercherò di farlo, di raccontarlo ai nostri figli, ai nostri ragazzi, prima che siano troppo grandi per snobbare il loro passato. Mi auguro solo di poterlo fare bene almeno un briciolo di come è scritto “Mio nonnno era un ciliegio“, perchè la storia non si insegna. Si trasmette.

Comunicato Stampa Lista Civica “Parmagnèr – Vota Jacopo e Nicolò
sull’ imprevedibile esito delle primarie del centrosinistra a Parma.

          L’ esito di queste primarie ha lasciato tutti a bocca aperta. La sorpresa del trionfo di Vincenzo Bernazzoli sancisce il cambiamento: siamo già così tutti diversi che vien voglia di guardarsi nuovamente allo specchio. Le prime esternazioni del vincitore sono all’insegna del restare uniti. Evidenti, forse, i riferimenti allo sciame sismico. Tra i bicchierini plasticati alla malvasia è raggiante l’ex consigliere PD Massari, che si aggira con l’aria sbattuta dell’intellettuale incompreso che non trova l’editore per il suo romanzo che garantisce della madonna. Simone Rossi non si dà per vinto e annuncia che se sarà Vincenzo Bernazzoli è pronto a cambiar pelle al fianco dei No Dermo. Amarezza per La Pietra (sopra): la sua esperienza in termini di mafia gli avrebbe permesso di prevenire un futuro che la mafia ha già ipotecato col presente. Delusione per Cantoni, quinto classificato con 187 voti, per gli amici “la sai l’ultimo?”. Un segnale positivo arriva invece da Nicola Dall’Olio, che dal punto di vista di chi scrive, ce l’ha fatta. In altre parole se avesse vinto le primarie, sarebbe stato precipitato nel carnaio di un gioco che non prevede regole se non quelle contemplate dai vertici. Uscito secondo dalla consultazione, a Nicola Dall’Olio ora il tempo per crescere,  osservare, farsi forte e tornare per resistere a quell’annientamento che oggi il sistema gli imporrebbe.
Come ha detto Bernazzoli sturando lambrusco “Il PD è uscito forte“. Forse perchè ha sempre meno elettori che gli permettono di entrare piano.

Oh… a me Nicola Dall’Olio piace. Anche “solo” per quel suo “IL SUOLO MINACCIATO“, bellissimo documentario che racconta come il territorio della Food Valley se ne stia andando al diavolo. Uno guarda quel documentario lì e quando poi mangia una fetta di prosciutto gli vien da pensare “Mavaffanculo!” perchè il prosciutto non è più sugli occhi ma nei polmoni.
All’inizio sembrava che il film dovesse girarlo Vincenzo Bernazzoli, che poi ha preferito fare uno spot per dei prodotti da forno (anzi da altoforno). Nel film doveva esserci una comparsata di Simone Rossi, ma pare che faccia la meteora (ultimamente ha dichiarato che se sarà sindaco ti rimette a posto i giochi dei bimbi alla sera e che se sarà davvero sindaco mette fuori legge il cattivo tempo).
IL SUOLO MINACCIATO è un documentario che parla di terra compromessa, ma ad una più attenta analisi si legge la grande metafora: lui che sfida chi non vede l’ora di bruciare i rifiuti. Infatti il titolo originale del documentario era IL RUOLO MINACCIATO: quello del PD con l’accendino in mano.
Nicola Dall’Olio, se sarà sindaco, vuole portare la differenziata all’ 80%. Cosa significa? Che se vuole  smaltire davvero, i rifiuti sono molto più dell’ 80% e si credono ignifughi e intoccabili.


Lui è Vincenzo Bernazzoli, il carico da novanta, il briscolone, il grattino della fortuna del PD (leggi Patito Democratico). Lui è l’uomo della provvidenza, quello con vent’anni di esperienza amministrativa. Vincenzo è stato calato dall’alto come l’asso di bastoni (quando c’è sotto Pagliari).
Sostenitore dell’inceneritore contribuirà a dar lavoro a un sacco di rifiuti.
Bernazzoli, se vincente alle primarie (belle le primarie: non solo una forma di democrazia partecipata, ma anche l’unico modo perchè vinca un PD), se sarà sindaco dovrà lasciare la Presidenza della Provincia: chi l’ha eletto per un mandato quinquennale capirà. Vincenzo è il nuovo che avanza (i resti freddi della giunta Vignali non li vuole riscaldati nemmeno la mensa dei poveri). Vincenzo è il cambiamento garantito. Vincenzo è la diversità che si fa largo dopo il disastro: esso è gradito all’ Unione Industriali, quindi gradito alla Gazzetta di Parma, quindi si può dire senza alcuna malizia che si interrompe quella continuità con chi l’ha preceduto.
Vincenzo Bernazzoli è come una finestra aperta che cambia l’aria di una stanza viziata. Di più: Vincenzo Bernazzoli è l’incarnazione di quello slogan visionario che autocelebrava il PD: “Cambia il vento“.
Lui è Vincenzo Bernazzoli, non un deodorante qualunque.

Diario del Primario” è un percorso a tappe nell’incredibile mondo delle primarie, quel luogo di democrazia e letizia dove il cittadino può ancora scrivere un nome o quasi. Si parte con Simone Rossi. Me lo ricordo alle medie, eravamo in classe assieme: una volta è stato zitto per una decina di secondi. Siamo rimasti tutti a bocca aperta. Invece ha ripreso a parlare come se nulla fosse. Già vent’anni fa manifestava promesse difficili da mantenere.
Simone Rossi viene da tutti i luoghi e nessuno, di lui si sa poco, ma potrebbe essere sufficiente. Apparso all’improvviso sul web, ha incrementato da subito le vendite della Norton e dall’AVG. Sostiene di essersi autocandidato alle primarie del centrosinistra ma su di lui indaga l’antispam. Da tempo annuncia la divulgazione di un programma politico, ma al momento non esiste nemmanco un palinsesto, una scaletta, un canovaccio, un post-it. Celebre per le sue promesse da mantenere con seicento milioni di buco nel caso venga eletto sindaco, ha saputo subito influenzarel l’elettorato indeciso, che ora vota a destra. Tra le sue promesse programmatiche alcune sono così convincenti che di lui si parla come il tredicesimo segno zodiacale. L’oroscopo di Simone Rossi, in caso di elezione a sindaco, prevede che vengano annullati tutti gli ingressi gratuiti allo stadio per Matteo Caselli (o similari), che la vela di Piazza Ghiaia sia rimossa, che sul tavolo del sindaco venga puntata una webcam (meglio se in full HD), che l’euro del carrello della spesa sia bandito, che le targhe siano tutte pari e non possano girare quelle dispari. La promessa più consistene rimane quella della sua contrarietà all’inceneritore di Ugozzolo, posizione che ha convinto quelli della Gestione Corretta Rifiuti a sostenerlo quale candidato sindaco. Forte di questo appoggio, se sarà eletto sindaco, riavvierà i colloqui di pace tra Israele e Palestina. Per Natale ha previsto un presepe vivente e annuncia dal 10 dicembre il casting: posizioni aperte per Giuseppe, Maria, Bue, Asinello, Pastorello, Ancella. Gesù Bambino sarebbe già stato promesso.

E ADESSO CANDIDATECI TUTTI

Posted: 22 novembre 2011 in Senza categoria

Diventa anche tu un candidato alle Primarie del Patito Democratico di Parma. Esercita la tua democrazia, falla valere su quella degli altri, previeni la democrazia del prossimo prima che quello faccia la voce grossa, agisci democraticamente prima che lo faccia lui. Fallo adesso, fallo subito. E’ il tuo momento. Giorgio Pagliari ha fatto un passo indietro, coerente con l’evoluzione del Patito Democratico.  Anche Albertina Soliani ha dichiarato “Sono rimasta di sasso”, dopo che un paio di facchini ne rimuovevano il macigno. La scelta è stata del tutto “democratica”: Giorgio lascia perchè lo “vogliono” i sondaggi.  “Dei sondaggi non ne sono innamorata, ma Parma ci vuole testare come forza di governo” ha dichiarato Carmen Motta riattaccando la cornetta di un call center. Il segretario provinciale Stefano Bonaccini sferza la platea accorsa all’assemblea provinciale “ANCORA CAFFE’?!”. E’ Vincenzo Bernazzoli il candidato unico del PD di Parma, una scelta che lascia incredula anche l’ Unione Industriali che fa sapere “Dabòn?”. Cauta la reazione di Irèn che non rilascia ancora dichiarazioni ufficiali ma si limita a una fumata bianca dal quartier generale di Ugozzolo. Il Patito Democratico ha bisogno di te, Sig. Rossi Qualunque, fai delle primarie un grande gesto di democrazia, la città ha bisogno di te adesso, la gente te lo chiede. Diventa oggi stesso l’espressione della libertà di pensiero degli elettori. E se conosci qualcuno che ha voglia di candidarsi alle primarie del PD porta anche lui, perchè “Tutte le democrazie sono uguali, ma quella del PD è più uguale degli altri”.
Fallo per Parma, non cazzi per i cittadini.

“Non so se è una storia… cioè se possa essere interessante, comunque senti…”

Al CIAC di Parma (Centro Immigrazione Asilo e Cooperazione Internazionale di Parma e Provincia) mi raccontano di Adam, fuggito dalla guerra in Costa d’Avorio e in Italia nel 2002, Lampedusa, dove presenta subito la domanda d’asilo. All’epoca la procedura è ancora molto lunga, mentre questi fantasmi umani devono sopravvivere al margine della nostra quotidianità, dove ogni tappa è una montagna, ogni banalità un crepaccio col vezzo di fregarti.
In attesa dell’esito della domanda d’asilo, Adam deve cavarsela: due anni di lavori agricoli al Sud, poi al Nord, nel 2004, a Parma. Assieme ad altri richiedenti asilo, una quarantina, trova rifugio in un edificio abbandonato, è “casa” per un sopravvivente: è l’ex Cartiera di Via Argini. I Vigili Urbani agiscono con l’umanità riservata alle auto da rimuovere: è l’alba gelida del 18 gennaio 2005 e lo sgombero non sente ragioni né inverno. L’immagine di quella mattina è di porte murate e occupanti fuori, bagagli accanto, destinazioni inesistenti. La città è latente, si apre solo la chiesa di Don Scaccaglia. Il CIAC aiuta tutti a terminare le procedure d’asilo e a quasi tutti viene riconosciuta la protezione, anche ad Adam.
Senza chiedere nulla ai Servizi Sociali, ciascuno trova lavoro. E’ il 2005, anno in cui Adam ha il primo contratto di lavoro, operaio. Dopo un periodo in una casa d’accoglienza del CIAC, trova alloggio con la sua volontà. Adam è uomo di cuore e forza: nel 2007 è socio, contratto a tempo indeterminato, di una cooperativa di facchinaggio. Il percorso di integrazione è riuscito. Si sposa, ha un figlio. La montagna del riscatto sembra scalata: è vita. Ma il crepaccio lo attende nel 2011, quando la crisi azzera le commesse della sua cooperativa e lo stipendio si trascina per mesi a 500 euro. L’affitto è proibitivo. Adam e famiglia ancora fantasmi in una casa abbandonata. Il figlio Ibrahim, tre anni, è una bellezza ancora immune alla realtà, ma minacciata dall’inverno sulle loro tracce. Moglie e figlio potrebbero tornare in Africa, ma saperli al caldo non darebbe meno freddo al cuore di Adam.
L’estate porta un contratto con una nuova cooperativa, lo stipendio un poco aumenta, un’altra montagna è alle spalle e la prossima scalata si presenta durissima: ma in cima c’è un piccolo appartamento, un affitto sostenibile. A lungo i volontari si impegnano nell’impresa e l’utopia della vetta è raggiunta, grazie anche a privati cittadini che non cercano sicurezza ignorando chi sta male, offrendo affitti ragionevoli.
Oggi Adam ha un appartamento, la famiglia non tornerà in Africa, l’inverno può attendere. Dall’alto della montagna guarda a valle, il mare che circonda la sua isola, scrutando l’orizzonte, alla ricerca dell’approdo del giorno dopo, pronto alla burrasca. Intanto ne ha fatta di strada, è sicurissimo che sarà puntuale nel pagare affitto e bollette. Per vitto, abiti e aiuto fin quando ne avrà bisogno ci sono i volontari, vite parallele che hanno azzerato la distanza da chi sopravvive.

CIAC significa Centro Immigrazione Asilo e Cooperazione Internazionale di Parma e Provincia. E’ un centro di competenze giuridiche che promuove e organizza formazione e informazione sugli aspetti giuridici legati a immigrazione, asilo e cittadinanza con l’intervento diretto di un pool di consulenti legali. E’ un luogo in cui la bussola sballata, di chi viaggia per lavoro o fugge dalla guerra, ritrova l’orientamento per riprendere o continuare a camminare. Il CIAC si trova a Parma, in viale Toscanini 2a, tel. 0521.503440, mail ciac_onlus@yahoo.it