A INCENERITURA MEMORIA

Penso che un grande inceneritore non sia una soluzione. Penso che lo Stato dovrebbe incentivare la rottamazione della pattumiera per favorire l’acquisto di tanti piccoli inceneritori domestici da mettere sotto al secchiaio, collegabili alla cappa dei fornelli per espellere le emissioni. Penso che trasformare un rifiuto solido in una forma gassosa non sia semplicemente un passaggio di stato, ma di testimone: ai miei figli lascio un cancro invisibile che galleggia nell’aria, se saranno fortunati gli andrà bene, alla peggio respireranno quello dei vicini. Penso che incenerire i rifiuti sia coerente con questo Paese che brucia tutto e se si ribella viene minacciato con la forza se non bastonato davvero. Penso che dovremmo adottare tutti un inceneritore, uno nei paesi del terzo mondo dove si muore come le mosche per la dissenteria e uno in casa nostra per dare l’esempio. Penso che chi approva la realizzazione degli inceneritori dovrebbe almeno sottoporsi alla prova del suffumigi del rifiuto incenerito, monitorato da Umberto Veronesi che in tempo reale dice che va tutto bene.
Penso che se all’inferno si brucia per punizione allora non dovremo fare tanta strada. Penso che risolvere la situazione chiudendosi in macchina e un tubo nell’abitacolo collegato alla marmitta sia la stessa cosa che inalare il fumo di un inceneritore: sputtani la vita, ma almeno lo fai in grande.

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