VIGNALI ALZA LA VOCE


Accade che durante il discorso del 25 aprile è andata proprio così. Ore 11,00 circa, P.zza Garibaldi, assediata da dehor e palchi più che da pubblico, un palchetto striminzito ospita un gruppetto di persone che si alternerà al microfono. Ci sono Ciccio Ammicca (Ass. al Gièzz, perennemente con gli occhiali scuri, forse in incognito, in giovanissimo trench cachi, forse un maniaco più che un assessore), Cristina Sassi (Ass. all’Ambiente, forse è lì per interagire con le piante grasse), Fabio Fecci Sognare (Ass. all’Insicurezza, applaude con la foga di un poliziotto che ha scambiato uno studente ghanese per un pusher), Vincenzo Bernazzoli (Presidente della Provincia, muto sull’inceneritore, loquace sul palco), Gabriella Manelli (c’è sempre!) più altri ancora, per finire con il Sindachissimo Pietro Vignali. Ora, a proposito del Cittadino Pietro: prende la parola per primo, subito uno sciame di contestatori antifascisti (bè… da come impediscono la libertà di parola non sembrano molto antifascisti, comunque condivido la sostanza della contestazione, ma non certo i modi) inveiscono contro di lui per coprirne le parole meccanicamente scandite al micorfono. Vignali sembra in playback, un automa che emette parole con la stessa meccanica di una necessità fisiologica ha bisogno di essere espletata: egli è freddo, algido, non sorride mai, non muove un muscolo, un manichino da museo delle cere, distante dalla gente che a pensare di essere rappresentati da uno così vengono i brividi.
La contestazione prosegue, ma dopo un minuto il tecnico audio (con uno colpo di reni) alza il volume del microfono del Sindaco. Ora la sua voce copre quella dei dissidenti. Tocca a Bernazzoli che invita subito al rispetto e a lasciar parlare (in realtà i ragazzi agitati non obbediscono, semplicemente non ce l’hanno con Berny, quindi tacciono, ma parlano gli striscioni e dicono molto più della cagnara che han fatto).
Alle mie spalle una voce in perfetto dialetto parmigiano dice “Ci siamo, il solito impianto audio che non si capisce un c…!” Come se non bastasse negli interventi successivi si manifesta un abbassamento di volume per cui vengono allertate le forze dell’ordine prima e l’ambulanza dopo: il tecnico audio pare in crisi di zuccheri e nessuno si preoccupa del fatto che  effettivamente non si capisce un c… Osservo il monumentale palco a fianco, quello dove incombe il concertone della sera, con quelle casse e quei microfononi… cosa ci vuole a fare uno sforzo di immaginazione: il concerto è alle 21,00? I saluti istituzionali si fanno alle 20,30, più volume per tutti e piazza piena, soprattutto di giovani. Io e mio padre siamo a dieci metri dal palchetto degli oratori e non riusciamo a capire un accidente. Parla Teresa Vergalli, oratrice ufficiale in nome delle associazioni partigiane, e non sentiamo una parola. Intuiamo al massimo l’importanza di quello che sta dicendo, tutto mentre Pietro Vignali resta immobile eccitato come un bif alla menta. La gente parla d’altro, si accontenta di essere lì, poi tutto finisce con un distacco dal pubblico che mi ricorda la freddezza che “lega” le istituzioni ai cittadini. La gente si sparpaglia, tutto finito (si vabbè ci son le letture sotto i Portici del Grano, ma che schifo sentir parlare Vignali di Mirka Polizzi senza nemmeno essersi fatto i gargarismi prima e dopo).

Mi guardo attorno e penso alla pena che mi fa un 25 aprile così, il cui culmine è questo alzare il volume del microfono mentre parla il Sindaco di ghiaccio, per coprire le contestazioni, per poi abbassarlo senza sentire parole ben più edificanti. Guardo l’enorme palco del concerto imminente, alle 21,00 e ancora penso: perchè l’anno prossimo non parlare da lì, c’è già tutto, mezz’ora prima del concerto, tipo alle 20,30? La piazza è gremita ed è l’apice delle celebrzioni? Forse il Sindaco e i suoi assessorini all’ora di cena non faranno Resistenza!

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