PARMA, IL BUCO CON LA CITTA’ INTORNO


A che punto è ‘sta notte? C’è una nemesi dell’immagine che è puntuale come la morte: in città è un trionfo di “Parma un modo di vivere” e  “Parma non è un porcile“. E’ evidente che io non sono un parmigiano secondo i canoni di chi ha concepito e poi approvato queste campagne millantatorie: non ho ricevuto avvisi di garanzia, non ho intascato mazzette, non ho corrotto, non mi sono fatto togliere multe, non ho parcheggiato a sbafo, non sono stato condotto in galera. I casi sono due: o sono un coglione o a Parma esiste anche un altro modo di vivere che non viene messo in vetrina ma semplicemente vissuto, senza per questo dover proclamare sempre ad alta voce che “noi siamo noi e voi non siete un cazzo”. Ma la Parma Simpa forgiata in questi anni prevedeva che ogni scorreggia fosse sventolata come un profumo da emanare e odorare, che il fiato peso di questa alitosi da vanità fosse coperto da mentine potenti.
C’è un’altra Parma che ne ha abbastanza dell’apparenza, anche perchè con l’apparenza non si mangia nè si produce, tutt’al più si fa la bella vita fino al giorno in cui la finanza ti viene a bussare all’alba. C’è una Parma che non appare sui manifesti, convinta che vivere onestamente non sia un fatto di costume nè di cui vantarsi, ma semplicemente normale. Ecco cosa manca ai “diversamente parmigiani“, esercito di terracotta: la normalità, non ce l’hanno, incapaci di essere se stessi, perchè non sono nemmeno quello.

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