GIUNTA: IMPERATIVO CATEGORICO

Ri-fatta la giunta. Poi sarà la volta di una pezza, quindi un cerottino, poi da rifare la piega ai pantaloni, un ritocchino con un bel castrone, insomma: Art attack a Pietro Vignali gli fa ‘na pippa.  Ci sono i nuovi assessori, ci sono i vecchi assessori, pare che c’è posto anche per Orietta Berti: fin che la barca va. Dove va non lo sa nessuno, ma c’è. Come Dio. La Giunta di Vignali è una entità astratta, non è che bisogna dare delle prove per dimostrare che esiste. Uno annusa la camicia degli assessori e si fa un’idea del sudario che occorre per rovinare la città. E mica serve la scientifica per provare che Vignali c’è. Mica Dio ci ha lasciato delle prove. Vignali è un mistero della fede. Dio poi non s’è candidato, quindi hanno dato l’assessorato all’Andreana Scapuzzi in Bassanetti Vien dal Mare, che però collabora con Radio Maria (speriamo sia meno cancerogena delle onde radio dell’emittente di sua eccellenza).
Ma va bene così, per carità. C’è di peggio: io, per esempio. Peso 89,7 kg. Eh non l’ho presa bene. No. Da qualche giorno sono a dieta, che nel mio caso vuol dire “màgna meno”. Poi ho ripreso a correre. Ho fatto trecento metri. Mi sono stirato un polpaccio, mi ha superato una copia molto settantenne, io ho fatto finta che avevo una scarpa sgruppa, mi son tirato su e ho sentito dei dolori ovunque. Per carità, c’è di peggio: han rimesso su la targa dedicata ai fascisti della R.S.I. alla Villetta, per esempio. Chissà se Davide Mora (che oltre a tenersi l’assessorato viabilistico gli han dato pure il verde, che poi la natura s’incazza) gode come assessore o come Davide? Lui che non sta a sinistra nemmeno quando guida in Inghilterra. Bisogna accontentarsi, è un periodo storico in cui a forza di raspare il fondo del barile ci siam finiti dentro. La targhetta ai fascisti… cos’è? Me lo spiegano le parole di Nicola Maestri, nipote di uno dei sette martiri, Eleuterio Massari, tratte dal suo discorso il 1 settembre 2011, in P.zza Garibaldi, in occasione di un triste anniversario, làscito fascista:

“Quando da bambino mia nonna materna Livia mi raccontava la storia di mio nonno Eleuterio, mi
sembrava di vivere in un film. Con il tempo, crescendo, oltre all’orgoglio di essere suo nipote,
aumentava in me l’angoscia per quello che nonno Terio e gli altri sei martiri hanno dovuto subire. (…)
Dire torture e sevizie probabilmente non mette bene a fuoco, mio nonno e altri martiri
hanno avuto strappati gli occhi, le unghie, sfondato i polmoni, subito iniezioni di benzina. Poi per
colpirli nell’aspetto più intimo, alcuni, come mio nonno, sono stati evirati. (…)
Facendomi poi adulto allo stesso tempo cresceva in me il rimpianto di non aver potuto gioire nella

crescita di bimbo prima e di ragazzo poi la vicinanza di un nonno come il mio, con le storie che
avrebbe potuto raccontarmi. Anni fa ebbi occasione di scrivere su questa vicenda a me e alla mia
famiglia tanto cara, ma ovviamente anche parecchio drammatica, e mi resi conto, ed ancora oggi è
così, che la mancanza che più mi fa soffrire è il fatto che le ginocchia del mio nonno mai ebbero
l’opportunità di ospitarmi e coccolarmi. Penso a quanto possa essere mancato a mia madre ed alle
mie zie il loro papà. (…)
Non ci si venga poi a raccontare che di fronte alla morte occorre avere la piètas, certo di fronte ad

un morto occorre avere il massimo rispetto, ma non è questo il punto, c’era chi ha abbandonato la
famiglia e la sicurezza per riprendersi e donare la libertà, c’era invece chi ha scelto la Repubblica
Sociale Italiana ben consapevole che questa fosse il braccio armato e repressivo nella lottaantipartigiana.
Quindi, Sindaco Vignali, la scelta di posare la lapide che ricorda i caduti della R.S.I. io la reputo
una scelta molto sbagliata e offensiva nei confronti dei familiari come noi ed anche verso la città di
Parma, città profodamente antifascista e medaglia d’oro della Resistenza.  (…)
Esistono persone che si battono ogni giorno per portare a casa dignitosamente un salario, senza

scorciatoie, senza sotterfugi, senza giochi meschini, si dirà che ne sono rimasti pochi, io non credo,
forse occorrerà dare fiducia a queste persone, bisognerà tornare a scommettere su di loro, ma io
credo che aspettino solo un cenno. Sono persone comuni, che però non dimenticano, ma che hanno
e cercano la forza per andare avanti. (…)
Personalmemte ho 
scelto di condurre una vita leale ed onesta, impreziosendo il mio tempo a favore della verità storica,
cercando di onorare mio nonno Eleuterio Massari, gli altri suoi sei compagni legati dagli stessi
ideali e uniti dalla stessa atroce morte, l’onore che devo e dobbiamo a loro e a tutti quelli che hanno
donato a noi la libertà a loro tolta. A tanti questo privilegio non è stato dato, noi che abbiamo la
fortuna di assaporarla fino in fondo, la libertà, dobbiamo preservarla e riconquistarla tutti i giorni,
perchè nulla è definitivo.”

 


		
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