LADRI DI PAROLA

Giovanni Paolo Bernini arrestato. Mense, scuole, corruzione, piatto ricco insomma (pure un I-pad). Un uomo così elegante e di bella (ultimamente svariate atmosfere) presenza non diresti mai che possa essere arrestato. Come Tanzi che andava sempre a messa. Brava gente. Gesù Cristo l’anno messo in croce per molto meno.
Parma scava più di una trivella. Il suo sindaco tiene botta. La città… la città: la città non si sveglia mai abbastanza. Ma allo sbadiglio del risveglio dovrà pur seguire il sogno infranto e l’alba di un nuovo giorno. Speriamo.
Mentre l’attenzione si fa morbosa in attesa che altro accada (quasi come di fronte alle corse in macchina, ripetittive, sempre uguali… si spera nell’incidente) ci si distrae da un “incidente” fondamentale, che nell’ordine della vergogna viene prima di chi prende soldi a tradimento: negare l’opinione pubblica.
Negli anni di fabbrica ho visto spesso i colleghi indignarsi (parolone) per l’aumento del costo della mensa. Gli stessi colleghi li ho visti mansueti e indifferenti di fronte a diritti contrattuali di base calpestati alla luce del sole.
Per cui: pochi giorni fa è stato negato al cittadino di esprime la propria opinione (in questo caso con un referendum contro l’inceneritore), per la seconda volta in pochissimi anni (quella precedente riguardava la metropolitana). E’ stata negata la parola al cittadino su un opera che paga di tasca sua, che in questo caso comporta un impatto negativo da tutti i punti di vista, anche quello del peggior cieco che non vuol vedere. E chi non vuole vedere sono i capigruppo che hanno votato all’unanimità ben oltre il quesito proposto: hanno votato all’unanimità per negare un atto democratico: la libertà di parola.
Nel dubbio i capigruppo hanno chiesto un parere legale (almeno il parere, in una città sempre più marcia, non sconfina nell’illegalità), il quale ha stabilito che il referendum si può fare (nel 2013, ma si può fare, apportando alcune correzioni, ma si può fare). E’ evidente che quel parere legale non ha capito un cazzo: quindi ai capigruppo è toccato fare tutto loro: negare la libertà di parola perchè: il quesito non è chiaro (bastava, come da parere legale da loro richiesto, riformulare il quesito con parole più semplici, a prova di capogruppo) e i lavori da fermare sono già in corso (anche il piano dei parcheggi interrati è stato bloccato in corso d’opera).
Nel caos mediatico in atto è stata infranta la democrazia. Su tutti il Partito Democratico di Parma resta a guardare, non ha un leader, si pone come alternativa, si dice dalla parte dei cittadini e si unisce a quell’unanimità che ha detto no alla libertà di parola.
Questi nomi, all’unanimità, ci hanno rubato un diritto democratico: non si ruba solo denaro, ma anche la libertà di parola. Questi lo hanno fatto…

MASSIMO IOTTI (PD – PARTITO DEMOCRATICO)
PAOLO BUZZI (PDL – POPOLO DELLA LIBERTA’)
GIANFRANCO ZANNONI (IMPEGNO PER PARMA)
GIORGIO PAGLIARI (PARTITO DEMOCRATICO)
MARIA TERESA GUARNIERI (ALTRA POLITICA – ALTRI VALORI)
MATTEO AGOLETTI (UDC – UNIONE DI CENTRO)
MARCO ABLONDI (RIFONDAZIONE COMUNISTA)
CARMELO LA MANTIA (GRUPPO MISTO)

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1 Commento

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Una risposta a “LADRI DI PAROLA

  1. carlo capone

    l’articolo mi piace; ti do uno spunto per le prossime vignette: gli uomini di partito come le lumache, vengono fuori quando ha smesso di piovere.
    ciao carlo

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