ENRICO CECI: ONESTAMENTE SINDACO


I colleghi di Serpico lo definivano “… il più pericoloso essere vivente. Quello sporco, onesto sbirro”. Enrico Ceci non è un poliziotto e la sua onestà non è di moda. Paragonarlo a Frank Serpico può sembrare un volo senza paracadute dall’Everest, ma questo ragazzo di 24 anni sarebbe il peggior ingranaggio del sistema “Parma uno stile di vita”.
All’età di 21 anni è stato assunto dal Banco di Desio e della Brianza nella filiale di Parma, in via Dante Alighieri, con mansioni di operatore di sportello. “A fine agosto 2008 in occasione della effettuazione di una rimessa in valuta estera, ho invertito per sbaglio l’esecuzione di due procedure informatiche ed ho scoperto, per mia grande sfortuna, che era possibile occultare denaro in valuta estera.” Per una strana nemesi del destino Enrico vive nella città che oggi più di ogni altra rappresenta un sistema consolidato di corruzione, dove essere onesto può essere raro, nel suo caso una minaccia. “Era possibile fare in modo che la Tesoreria Centrale – e quindi il sistema informatico di Banco Desio – non rilevasse la presenza di somme grandi a piacere fisicamente presenti nel caveau delle filiali. Il denaro in valuta estera, dopo essere stato temporaneamente “parcheggiato” in cassette di sicurezza prive di contratto, poteva essere illecitamente trasferito all’estero attraverso degli spalloni (una volta erano quei contrabbandieri dediti ad esportare merci oltre frontiera. Oggi il termine è usato solo per i contrabbandieri di valuta n.d.a.).”
Si può vivere in un paradosso e tuttavia sentirsi a un passo dal risveglio se è solo un brutto sogno, ma l’alba non arriva, è ritardata da una notte profonda che si chiama Parma: essere onesti e contemporaneamente vivere nella “città modello”. Non ha fatto altro che il suo dovere, Enrico, la cui normalità professionale gli si è ritorta contro per compromettere ogni regola in cui ha ritenuto giusto credere, alle quali nonostante tutto non rinuncia. “I miei capi gerarchici da me informati di questa e di altre irregolarità non hanno reagito in alcun modo, lasciandomi pensare che probabilmente quella era la prassi operativa. Successivamente mi sono rivolto ai miei capi di livello superiore della sede centrale di Desio e questa volta l’ho fatto solo per iscritto. Anche a questo livello nessuno mi ha mai dato risposte, fino a quando, nel mese di novembre 2008, hanno deciso di licenziarmi. Ho impugnato il mio licenziamento alla Sezione Lavoro nel luglio 2009 contestando alla banca tale licenziamento illegittimo e di tipo ritorsivo.”
E’ una storia semplice, quella di Enrico, ma è dannatamente complessa vissuta in questa città: l’onestà sembra a un punto morto e il marcio copre una fossa comune dove sepolti giacciono scheletri pronti al massacro, per grattare via quel po’ che resta da rubarsi di dosso. Enrico Ceci paga la sua onestà: ad oggi non gli è più concesso fare il suo lavoro perché “quando denunci una banca non ti assumono più. Il Sistema delle Banche è chiuso e le banche si parlano.”
Enrico non è disoccupato in quanto figlio della crisi economica, ma di quella crisi che sempre ne precede una più appariscente: è figlio di una crisi culturale, là dove per cultura s’intende rispetto e onestà. Lui ha fatto la cosa giusta nel momento sbagliato e “quel momento” è profondo e non è nemmeno breve, tantomeno indolore e devasta tutti. Fermo restando che non è il solo a pagare per il suo valore, questo è pur sempre un pezzetto della sua storia e nel mosaico di Parma, oggi, sarebbe “… il più pericoloso essere vivente. Quello sporco, onesto ragazzo.”
Oggi, almeno a Parma, sarebbe obsoleto, ma quelli come lui mi fanno intravedere una luce in fondo al tunnel.
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