ADAM E L’ISOLA DEL GIORNO DOPO

“Non so se è una storia… cioè se possa essere interessante, comunque senti…”

Al CIAC di Parma (Centro Immigrazione Asilo e Cooperazione Internazionale di Parma e Provincia) mi raccontano di Adam, fuggito dalla guerra in Costa d’Avorio e in Italia nel 2002, Lampedusa, dove presenta subito la domanda d’asilo. All’epoca la procedura è ancora molto lunga, mentre questi fantasmi umani devono sopravvivere al margine della nostra quotidianità, dove ogni tappa è una montagna, ogni banalità un crepaccio col vezzo di fregarti.
In attesa dell’esito della domanda d’asilo, Adam deve cavarsela: due anni di lavori agricoli al Sud, poi al Nord, nel 2004, a Parma. Assieme ad altri richiedenti asilo, una quarantina, trova rifugio in un edificio abbandonato, è “casa” per un sopravvivente: è l’ex Cartiera di Via Argini. I Vigili Urbani agiscono con l’umanità riservata alle auto da rimuovere: è l’alba gelida del 18 gennaio 2005 e lo sgombero non sente ragioni né inverno. L’immagine di quella mattina è di porte murate e occupanti fuori, bagagli accanto, destinazioni inesistenti. La città è latente, si apre solo la chiesa di Don Scaccaglia. Il CIAC aiuta tutti a terminare le procedure d’asilo e a quasi tutti viene riconosciuta la protezione, anche ad Adam.
Senza chiedere nulla ai Servizi Sociali, ciascuno trova lavoro. E’ il 2005, anno in cui Adam ha il primo contratto di lavoro, operaio. Dopo un periodo in una casa d’accoglienza del CIAC, trova alloggio con la sua volontà. Adam è uomo di cuore e forza: nel 2007 è socio, contratto a tempo indeterminato, di una cooperativa di facchinaggio. Il percorso di integrazione è riuscito. Si sposa, ha un figlio. La montagna del riscatto sembra scalata: è vita. Ma il crepaccio lo attende nel 2011, quando la crisi azzera le commesse della sua cooperativa e lo stipendio si trascina per mesi a 500 euro. L’affitto è proibitivo. Adam e famiglia ancora fantasmi in una casa abbandonata. Il figlio Ibrahim, tre anni, è una bellezza ancora immune alla realtà, ma minacciata dall’inverno sulle loro tracce. Moglie e figlio potrebbero tornare in Africa, ma saperli al caldo non darebbe meno freddo al cuore di Adam.
L’estate porta un contratto con una nuova cooperativa, lo stipendio un poco aumenta, un’altra montagna è alle spalle e la prossima scalata si presenta durissima: ma in cima c’è un piccolo appartamento, un affitto sostenibile. A lungo i volontari si impegnano nell’impresa e l’utopia della vetta è raggiunta, grazie anche a privati cittadini che non cercano sicurezza ignorando chi sta male, offrendo affitti ragionevoli.
Oggi Adam ha un appartamento, la famiglia non tornerà in Africa, l’inverno può attendere. Dall’alto della montagna guarda a valle, il mare che circonda la sua isola, scrutando l’orizzonte, alla ricerca dell’approdo del giorno dopo, pronto alla burrasca. Intanto ne ha fatta di strada, è sicurissimo che sarà puntuale nel pagare affitto e bollette. Per vitto, abiti e aiuto fin quando ne avrà bisogno ci sono i volontari, vite parallele che hanno azzerato la distanza da chi sopravvive.

CIAC significa Centro Immigrazione Asilo e Cooperazione Internazionale di Parma e Provincia. E’ un centro di competenze giuridiche che promuove e organizza formazione e informazione sugli aspetti giuridici legati a immigrazione, asilo e cittadinanza con l’intervento diretto di un pool di consulenti legali. E’ un luogo in cui la bussola sballata, di chi viaggia per lavoro o fugge dalla guerra, ritrova l’orientamento per riprendere o continuare a camminare. Il CIAC si trova a Parma, in viale Toscanini 2a, tel. 0521.503440, mail ciac_onlus@yahoo.it

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