ABBRONZATISSIMI

Sono rientrato dai monti (vorrei aggiungere per ricordarmi che odiavo tutti) e sono andato a fare la spesa. Nonostante le quattro cose che devo prendere mi attardo guardandomi in giro. E’ come se la maggior parte della gente si fosse dimenticata che non è in spiaggia (chi c’è potuta andare) o in piscina o fiume o balcone: si dà convegno in luoghi di aggregazione (perchè non spostarlo qui l’ufficio delle politiche sociali?): l’uomo in particolar modo si esibisce in pinocchietto e infradito, meglio se con ventre al luppolo (gonfio come quello di un cadavere in piedi, una specie di carapace aerostatico). Sottofondo di ciabatta strascicata, canottiera pre-fabbrica, polo pre-ufficio. Più pelle resta scoperta più sarà esibita l’abbronzatura, lucida trattata come cuoio impermeabilizzato. Difficile immaginare cosa succederebbe se l’abbronzatura passasse di moda, sarebbe l’orgoglio delle varici o giù di lì. Improbabile passi. Siamo come soprammobili in silver lustrati al sidol prima che arrivino gli ospiti a cena. Una donna guida il marito tra gli scaffali (sburla il carrello, nulla più, nemmeno un fuco, motrice), lei indossa un prendisole che rivela nell’ordine:
– in basso due cavigline sottili che suscitano stupore per lo sforzo incrollabile
– in alto alcuni nei che concorrono come funghi trifolati, protezione 50, schiena agricola, marrone testa di moro
– in mezzo il cetaceo che non è dato esporre, specie protetta
E’ un attimo, ma interminabile, dilatato e fatale: lei è scoglionata come solo una donna attempata può essere per non essere al supermercato col solito marito anziché George Clooney, lui pensa alle pupille che c’ha lasciato in riviera. Poi il tracollo.
Il marito, caduto l’occhio sullo scaffale dell’edicola, tenta un approccio con la moglie, un cenno remoto di affetto e considerazione, un riscatto dal mero traino del carrello, l’ultima spiaggia nell’inverno agostano:
Lo vuoi “L’amore secondo Elton John”? – e lei, grassa e impossibile:
No. Voglio il bicarbonato! 
L’abbronzatura fa questo strano effetto, sembrare a molti di essere qualcosa in più, bene o male, spesso male, ma fatale. E all’umano balneare di tracimare in ciccia, non potendosi abbronzare il cervello.
E’ vita questa? No, cellulite.

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2 commenti

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2 risposte a “ABBRONZATISSIMI

  1. Cesare

    Sabato scorso, 25 agosto, Esselunga via Traverseto. Ore 19,30. Mentre spingo il carrello, mi viene incontro una coppia di coniugi, sulla sessantacinquina. Lui davanti, lei dietro al carrello che spinge. Lui gira la testa indietro, come per guardare se la moglie lo sta seguendo e, incazzato, dice ad alta voce: “… no… an’ne miga che go sempor ragion mì, at sì tì c’at ghe quesi sempor tort!”

  2. difettatodifabbrica

    caro GpuntoLpunto,
    già sapevo di condividere con te il senso profondo della vita, con questo articolo ne ho conferma.

    è ormai anni, forse per questioni di debolezze epatiche, che soffro in contenuto silenzio l’aggiungersi inglorioso dell’orrore estetico all’orrore etico già in voga, forse da che uomo è uomo.

    E quindi soffro. E volto il volto verso il bello. E godo.

    Corpi inconsapevoli s’aggirano nei luoghi di vitamortemiracoli del consumismo (qui inteso come voracità dei vermi da defunto) con pantaloni non identificati, magliette da cartellone per affissioni manifesti, scarpe da giocattolino spaziale cinese.

    E quindi soffro. E volto il volto verso il bello. E godo.

    Il brutto fa male anche a te che rispetti i tuoi avi che con fatica uscirono dal buio.

    mio padre indossava camicia bianca a manica lunga appena arrotolata pantalone in chiara tinta coloniale e fumava sigarette in punta di dita e calzava le scarpe di pelle traforata ascoltava musica classica mia madre portava bei foulards colorati… questo vidi…

    Etica ed Estetica sono figlie sorelle madri di sé. non esistono l’una senza l’altra.

    quindi… questo è il nostro spazio e il nostro tempo. spero solo che il mio collo non si blocchi.

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