PSICOPATOLOGIA DEL MONUMENTO

monumento a Picelli

Accade, con frequenza più o meno regolare, che qualcuno si prenda a cuore la causa di questo o quel monumento: è troppo in là, è girato male, è brutto, non è degno… e quella gente lì. Il monumento è un oggetto ormai molto prossimo al cimitero: un luogo del culto del dolore, della tristezza e della liturgia che spegne la necessità di memoria. Il monumento è ormai il monito del calendario: esso ci ricorda che quel giorno va ricordato questo o quello e che la storia è accaduta in virtù del calendario non dei fatti reali. La memoria è ormai questo: un post-it sul quale sta un appunto: ricordati di ricordare. I monumenti sono ormai questo, un post-it tridimensionale, qualche volta pessime sculture molto più spesso del contrario. Il giorno in cui lo dice il calendario una mesta e sempre più esigua processione di vecchi lo spolvera con un borbottio che rasenta il rosario e poi si chiude bottega. Fino all’anno prossimo. Il 27 gennaio, per esempio, Giorno della Memoria, è destinato al fallimento: una enorme processione che si concentra in una settimana alla vigilia del 27 e quando batte l’ora del cordoglio se ne han già le palle piene. Non solo, nel caso del Giorno della Memoria si è suggerita l’idea, sempre più radicata, che la Memoria è sinonimo di Olocausto. Quello che doveva (o voleva) essere un monumento alla Memoria si trasforma in un fiasco collettivo, lento, come una sbornia e non essendo abituati all’ebrezza del ricordo… quando se ne fa uso si accusa il colpo e per un anno intero tocca disintossicarsi.
A Parma c’è un monumento a Guido Picelli. Bè… monumento… è un NONumento a Guido Picelli, in Oltretorrente. Quando non esisteva questo NONumento si faceva polemica perchè non c’era, poi s’è fatta polemica perchè è piccolo, ogni volta che c’è la pista di pattinaggio si lamenta che gli piantano la baita di legno sul nasone del Picelli. Così han girato il busto di 180° e quando chiuderà bottega la pista del ghiaccio toccherà rigirarlo perchè altrimenti diranno che volge le spalle alla sua piazza.
A Parma… c’è il monumento al Partigiano, in P.le della Pace: bellissimo, fiero, quello sì è un monumento. Nessuno ha mai avuto da ridire.
Invece Picelli ci si sorprende che sia sempre quello dimenticato, messo lì, accantonato. Perchè la stessa cosa non è successa con il monumento al Partigiano? Perchè la Resistenza è stata tirata da mille giacchette e tutti ne hanno fatto incetta per la propaganda politica. Picelli è troppo lontano da oggi, quando 90anni fa c’era il popolo a fare la politica e non i politici, quando allora non ci si indignava per ideologia ma per cuore e spirito, per coraggio e coscienza. Ci si ribellava.
Picelli, oggi, e il popolo dei borghi non hanno alcun valore politico e l’unico monumento che merita, a Parma, è che sia messo al posto di Garibaldi.
Un monumento dev’essere degno del valore che rappresenta, altrimenti è buono per gli indignati da ricorrenza, per gli usurai della politica, per i giovani con la testa rivolta alla nostalgia. Oppure i piccioni.

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