Addio alle urne: c’era una volta un paese che votava

vignetta-fogliazza

C’era una volta un paese talmente assediato da scandali e spese pazze da fare esondare i fiumi al solo dire “piove sul bagnato”. Il bicchiere non era mezzo vuoto per pessimismo, ma perché qualcuno s’era bevuto l’altro mezzo (prontamente il bevitore si dichiarava sereno e fiducioso nella giustizia). Talvolta capitava che il bicchiere era mezzo pieno, ma erano temporali grossi, si spaccava il bicchiere e tutto usciva fuori, il fango della terra copriva (per un po’) il fango dei corrotti. A quel paese nascevano continuamente nuovi partiti, che dopo essersi accoppiati partorivano partitini. I capi dei partitini erano ometti e donnette, facevano finta di litigare e poi andavano nella stalla a fare un mucchio che le bestie li guardavano perplessi. Il popolo, bisogna ammetterlo, era perplesso, qualcuno aveva detto delle parolacce, uno aveva anche bestemmiato.
Rubavano in tanti, tantissimi, quei pochi rimasti onesti venivano giudicati male, erano sospetti, a loro non era nemmeno consentito sposarsi.
Poco alla volta sempre meno gente andava a votare. Qualcuno cominciava a chiedersi se aveva ancora senso. Con le elezioni le scuole chiudevano perché erano di seggio, le tipografie stampavano un sacco di schede inutilizzate, gli scrutinatori venivano pagati anche se avevano già un lavoro dal quale potevano (retribuiti) assentarsi e scrutinavano sempre meno, le forze dell’ordine si sentivano inutili perché l’assenteismo non era reato e non creava disordine, anzi. Oh… già negli ultimi tempi, per la terza volta, si era insediato un governo non eletto dal popolo. Insomma s’era fatta l’abitudine.

Poi era arrivata la crisi, la famosa crisi e non bastava più tagliare fondi all’istruzione, alla cultura, alla ricerca, alla formazione, alle categorie deboli, al sociale, no. Occorreva trovare una soluzione per reperire nuovi fondi e ripartire, ma ripartire davvero, cambiare verso. Fu così che in quel paese era diventata legge un’idea geniale: tagliare le elezioni (erano rimasti così in pochi a votare che non era più conveniente e l’offerta dei partitini superava la domanda degli elettori). Di colpo si erano risparmiati un sacco di soldi e questo aveva permesso all’economia di ripartire (anche se non era mai stata chiarita la destinazione). Non solo quel paese aveva rimesso a posto i propri conti, ma chi lo comandava si era fatto carico della responsabilità dei suoi cittadini (così si fa!) di sollevarli dal peso della scelta. Non dovendo più votare gli elettori avevano ripreso ad andare al mare e in montagna senza sensi di colpa, il primo partito non era più l’assenteismo, il governo si era preso cura dei suoi cittadini, al punto tale che decideva per lui.
Il cittadino, rinunciando al diritto di voto, aveva comunque avuto l’ultima parola: ‘sì’. Il governo si era limitato a prendere atto del consenso, sostituendosi, definitivamente, alla volontà del popolo.

Da quel giorno i treni ripresero ad arrivare in orario.

da ilFattoquotidiano.it del 24.11.2014

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